Si è svolta ieri, 6 luglio 2022, la Commissione ambiente e urbanistica del Comune di Roma, alla quale come Comitato per il Pratone di Torre Spaccata Parco siamo stati convocati in audizione per esporre ai consiglieri comunali le ragioni della petizione con la quale, forti delle 2754 firme raccolte, chiedevamo all’assemblea capitolina di operare nel senso di una variante di PRG che destinasse l’area del Pratone a verde pubblico, salvaguardandola per sempre dal rischio di cubature che incombe su di essa fin dal PRG del 1965.
Richiesta che abbiamo ritenuto più che mai necessario inoltrare sopratutto a seguito degli accordi sopraggiunti tra il 2021 e il 2022 tra CdP Immobiliare, proprietaria dell’area, e Cinecittà SPA: accordi che prevederebbero il passaggio di proprietà di 31ha dei 58ha totali, sui quali l’acquirente sarebbe intenzionata ad ampliare i propri impianti produttivi realizzando tra i 5 e gli 8 teatri di posa (ma il numero sarebbe tutto da definire, così come il progetto fantasma) e i backlots, ovvero spazi temporaneamente allestiti per riprese all’aperto, il tutto con i fondi del PNRR.
In questo obbligato passaggio partecipativo, i rappresentanti del Comitato hanno ancora una volta rappresentato davanti ai consiglieri del Comune di Roma le ragioni per la quali sarebbe non solo intelligente, ma ormai anche imprescindibile, rispettare la naturale vocazione ambientale e culturale dell’area piuttosto che destinarla a nuovo cemento, tanto o poco che sia. E via quindi a ricordare quanto sia contraddittorio che la stessa amministrazione che delibera importanti interventi di riforestazione boschiva e piantumazione di alberi, permetta il sacrificio di questi 60ha non ancora impermeabilizzati, che già oggi nonostante siano privi di significative alberature, contribuiscono alla funzione di termoregolazione di un quadrante fortemente urbanizzato come quello di Roma Sud Est.
Oppure come nonostante gli scavi, le pubblicazioni e i solleciti agli organi preposti (in particolare alla Soprintendenza Speciale di Roma) ad oggi il patrimonio archeologico del Pratone non risulti tutelato in nessun modo dai vincoli che gli spetterebbero, con le ovvie ricadute sul PRG e sul PTPR.
Come la lotta per la salvaguardia del Pratone si inserisca nel più ampio tentativo di tutela dell’Agro Romano che negli ultimi 60 anni è caduto sotto i colpi della speculazione edilizia e finanziaria, spesso con la complice connivenza degli apparati pubblici (per saperne di più, https://www.ricercaroma.it/pratone-di-torre-spaccata/) e che se oggi permangono in questo contesto delle realtà di eccellenza come il Parco dell’Appia Antica, è proprio grazie a lotte come la nostra, che pure oggi vengono banalizzate e relativizzate, forse perché orfane della guida di personalità illuminate, come fu Antonio Cederna negli anni 60.
Alle nostre istanze, il presidente della Commissione Urbanistica, Tommaso Amodeo, ha risposto legittimando la nostra battaglia, provando a rassicurarci perché quello previsto dagli Studios e CdP, sebbene lui stesso abbia ammesso di non aver ancora visto il progetto (che tutti però supportano aprioristicamente, e che doveva essere presentato il 5/05/22 in commissione PNRR! Qui un approfondimento https://pratonetorrespaccata.it/riflessioni-sulla-commissione-pnrr/), sarebbe un progetto diverso dal “tradizionale” cemento, un lavoro bello e ben fatto.
L’intervento servirebbe a rifunzionalizzare l’area e a valorizzarla: ma evidentemente, sui concetti di funzionalizzazione e valorizzazione del Pratone, le nostre posizioni (ma anche quelle di alcuni consiglieri, per nostra fortuna) e quelle del presidente Amodeo divergono in modo significativo.
Va da se che non possiamo essere rassicurati da una politica che continua a ignorare il vero messaggio della nostra richiesta: segnare un cambio di passo rispetto ai tradizionali schemi di governo della città, che nelle pianificazioni urbanistiche hanno sempre privilegiato la rendita urbana agli interessi dei cittadini, e sfruttare l’occasione fornita dal PNRR per definire delle vere politiche di lotta al cambiamento climatico, nel quadro della transizione ecologica.
Il Presidente della Commissione Ambiente Gianmarco Palmieri ha invece tenuto a ricordare che la trasformazione urbanistica prevista sul Pratone è stata ereditata dall’attuale amministrazione e non è frutto di una loro scelta, e come lui stesso in un passato (che a questo punto crediamo remoto!) si sia impegnato sotto altre bandiere di partito nella protesta rispetto le scelte che quel PRG e quella maggioranza di governo comunale stavano prendendo su Roma.
Ancora, quello che chiediamo sono scelte politiche forti, per cui non possiamo accettare passivamente che quelle prese in passato siano immodificabili e non accettiamo lo scarica barile sulle responsabilità tra i partiti di governo e opposizione. Le similitudini tra le nostre lotte e quelle fatte in passato da coloro che oggi ci governano dovrebbero essere usate per instaurare un dialogo proficuo (e vero, non di facciata), non essere usate come medagliette da appuntarsi al petto nelle poche occasioni di confronto pubblico che ci vengono concesse.
Dopo gli interventi dei Presidenti di Commissione e il parapiglia dialettico con la consigliera del VII Municipio Balsamà, sono intervenuti i consiglieri comunali Bonessio, Ferrara e Luparelli.
Il primo, introducendo il suo intervento con il condivisibile assunto che il modello di sviluppo perseguito dalla pianificazione urbanistica negli ultimi 30 anni dovrebbe essere superato, ha sottolineato come i concetti di valorizzazione esposti dal presidente Amodeo possono non essere in linea con le aspettative di una cittadinanza che vive un quadrante in debito sociale e ambientale, e come una politica che valuti la valorizzazione di un’area solo in termini economici e imprenditoriali non sia al passo con i tempi, per usare un eufemismo.
Ha altresì ricordato come l’attuale amministrazione non abbia ricevuto in eredità dalla precedente interventi significativi a salvaguardia del Pratone.
Ha concesso infine la sua totale disponibilità a interventi che accolgano anche integralmente le richieste del Comitato, come una variante di Piano ( e per questo lo ringraziamo). Chiede che le commissioni vengano tempestivamente aggiornate sull’avanzamento della progettualità da parte di CdP.
Il consigliere Ferrara ricorda come il PNRR, al tempo della loro amministrazione, richiedeva che fossero presentate solo schede tecniche mentre ora alloggia nelle stanze di alcuni ministeri. Ribadisce come l’amministrazione avrà opportunità di incidere sul progetto in sede di varianti, se sussisterà la volontà politica di farlo.
Il consigliere Alessandro Luparelli, infine, ha esordito ribadendo come tutta la maggioranza sia d’accordo sulla salvaguardia dei beni archeologici dell’area e sull’unificazione dei due parchi, Torre Spaccata e Centocelle. Ha sottolineato come anche quest’opera di trasformazione urbanistica debba attivare l’art.9 della delibera 57, quindi prevedere la partecipazione popolare.
Dal suo punto di vista, alla discussione condotta ieri in Commissione è sfuggito un punto centrale: il fatto che la pianificazione urbanistica del Pratone preveda la realizzazione di 600.000 mc di cemento, ad oggi del tutto inattuali.
L’ampliamento di Cinecittà invece, dato per assunto che Cinecittà non è un’attività inquinante e che non esistono aree alternative (siamo sicuri non esistano? Possiamo limitarci all’affermazione pronunciata dall’AD di Cinecittà Maccanico in commissione PNRR il 5/05/22 e velocemente assodata per buona da tutti i partecipanti, senza ulteriori approfondimenti?
Noi non siamo poi così sicuri, visto che il quadrante e le aree vicino Cinecittà, che noi quotidianamente viviamo, brulicano di edificato urbano abbandonato, quello si da rigenerare e destinare a nuove funzioni).
Il consigliere Luparelli ha poi elencato tutte le aree un tempo rientranti nel patrimonio immobiliare di Cinecittà poi cedute ai privati: ad esempio l’area dove è stato edificato il Centro Commerciale Cinecittà Due, quella vicino al Centro Sperimentale dove da poco sono sorti nuovi edifici residenziali, e via discorrendo. Ha quindi ribadito la funzionalità geografica del Pratone rispetto gli Studios e l’apparente ridimensionamento delle cubature previste da Cinecittà (sempre sulla base di un progetto che non esiste).
È sfuggito però alla sua riflessione un punto, che noi consideriamo fondamentale: l’elenco delle aree dismesse da Cinecittà è un segnale inequivocabile di come le congiunture di mercato influenzino fortemente le scelte strategiche di questo come di tutti gli operatori di mercato.
E inequivocabili sono state le parole dell’AD Nicola Maccanico, che ha più volte ribadito, in commissione come in diverse interviste, che è lo stesso mercato e l’aumento della domanda di contenuti multimediali a richiedere un aumento degli impianti produttivi di Cinecittà Spa.
Noi chiediamo di nuovo alla politica: dobbiamo ancora una volta seguire le tendenze di mercato e sacrificare il Pratone di Torre Spaccata a un progetto che ne prevede l’edificazione, in tutto o in parte, o possiamo rispettare la sua vocazione ambientale e culturale, trasformandolo in un parco coerentemente con i dettami del PNRR e della transizione ecologica?
Può la politica far pendere l’ago della bilancia a favore della tutela dell’ambiente e della biodiversità, come previsto dagli articoli 9 e 41 della Costituzione Italiana, o dovrà per sempre chinare il capo di fronte ad interessi particolari, come i diritti edificatori, che sono gli unici che oggi possono giustificare le cubature previste dal progetto di Cinecittà proprio sul Pratone?
Puó farlo senza ripercussioni su altre zone della città?
Risponderanno, secondo la chiosa finale del presidente Palmieri, gli uffici dell’Assessorato all’Urbanistica che dovranno fornire delle proiezioni sulle ricadute in termini di costi e nuove cubature in caso di effettiva variante del PRG che destini il Pratone a verde.
Ed è questo per ora il risultato più grande ottenuto dalla nostra petizione: aver portato alla luce la necessità, per gli uffici dell’Urbanistica, di dover quantomeno provare ad immaginare per l’area del Pratone una destinazione d’uso differente da quella prevista da due PRG, quello deo 1965 e quello del 2003, che immaginavano per Roma uno sviluppo che ad oggi è del tutto anacronistico.